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Portale Istituzionale - Comune di Poggiomarino (Na)

Oggi è mercoledì 24 settembre 2014
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Storia
L'origine del paese è collegata alla costruzione del Canale "Conte di Sarno": i lavori di questo manufatto iniziarono nel 1592. Lo scopo dell'opera era quello di rifornire di acqua i mulini, di proprietà della famiglia Tuttavilla, siti in Torre Annunziata. Le acque del Canale alimentavano ben tre ordini di mulini in altrettante successive cascate. Lo scavo attirò molta manodopera che abitò in capanne ed abitazioni di fortuna, poi in dimore sempre più stabili. Prima di parlare di tale opera facciamo un attimo un punto sul fiume Sarno e sulla sua valle.

LA VALLE DEL SARNO

immagineLa Valle del Sarno è racchiusa in un territorio di circa 250 Kmq e comprende 22 Comuni tra cui proprio Poggiomarino. E' bagnata per 10 km dal mar Tirreno, nel tratto Torre Annunziata-Castellamare; per il resto del territorio è racchiusa per buona parte da monti: a Nord-Est dai monti Picentini che si ergono alle spalle della collina del Saro, da dove nasce il fiume Sarno, e che si legano all'Appennino Campano e si congiungono ai monti Lattari della penisola sorrentina. A ovest si erge solitario il monte Vesuvio che insieme al fiume Sarno ha determinato la storia di questa valle. Infatti, le acque, che da questi rilievi scendono verso il mare, trasportano materiali che allontanano lentamente il lido. La Valle è, dunque, il risultato della combinazione di queste forze della natura, infatti il Vesuvio e il fiume Sarno hanno determinato nel corso dei secoli la storia di questa valle. In epoca antica, tra 10 mila e 20 mila anni fa, laddove oggi sono fertili terre, vi era il mare che lambiva le coste dirupate della collina del Sarno. Successivamente,cominciano le eruzioni vulcaniche sotto le acque del mare; con i materiali eruttati si formò, dapprima, un'isola; poi vennero ad accumularsi depositi di argilla e successivamente rocce calcaree. Su questi terreni si sono poi adagiati i tufi e le ceneri vulcaniche, mescolandosi e alternandosi a materiali sciolti e alluvionali provenienti dai monti circostanti. Questa tesi è confermata dai risultati delle numerose trivellazioni; infatti, dal livello del mare in giù, sono state trovate materie vulcaniche intervallate da detriti di rocce sedimentarie con fossili di molluschi marini. Un terreno ricco di sostanze vulcaniche e di minerali fertili, un fiume generoso di acque, l'assenza di rilievi che ostacolino il lavoro dei contadini, infine un clima mite, con precipitazioni ben distribuite, fanno l'eccezionalità e la fortuna di questa pianura. Generalmente la piana del Sarno viene considerata parte integrante di quella vasta pianura campana, che i romani chiamarono “ager Campanus”; ma le sue caratteristiche la rendono talmente unica da farla distinguere nettamente da essa.

IL FIUME SARNO

immagineIl suo bacino occupa e feconda tutto l'agro Nocerino-Sarnese. Sfocia nel golfo di Napoli, di fronte allo scoglio di Rovigliano, dopo un percorso serpeggiante di circa 25 Km. Segna il confine tra la provincia di Salerno e quella di Napoli. Parte dalle falde montane della Foce e raccoglie per via tutte le acque di altre quattro sorgenti provenienti tutte dal monte Sarno. Sicché le sue sorgenti principali sono cinque e danno origine ad altri ruscelli. Dalle sorgenti di Foce hanno origine:

  1. il rio Foceimmagine
  2. il canale del Conte, cosi detto perché costruito dal conte di Sarno Muzio Tuttavilla.
  3. dalle sorgenti di piazza mercato nasce il rio Palazzo, detto anche "Gualchiera”,da una fabbrica di carta ivi esistente nel passato.
  4. dalle sorgenti della Cerola,quello della Rogna,cosi detto per la sua virtù di guarire questa malattia,un tempo molto diffusa tra le capre.
  5. una sorgente di acqua ferrata forma il rio “Acquarossa”
  6. alle sorgenti di Santa Maria nasce il rio detto Traversa.
  7. dalle sorgenti di San Mauro,in territorio di Nocera,nasce il rio Migliaro.

immagineTra questi due ultimi scorre un canale di bonifica, che segna il confine tra Sarno e Nocera, detto “Fosso Imperatore” perché costruito da Carlo d'Angiò per trasportare pietre e legname, per la costruzione della badia di Real Valle (1270). La portata di acqua è notevole e costante, tanto da poter garantire l'irrigazione dei campi di tutta la piana e l'approvvigionamento idrico di molti comuni, sia della provincia di Napoli che di Salerno. Alla sua sinistra, il Sarno, ha degli affluenti che sono ruscelli o poco più: la Solofrana che nasce a Solofra in provincia di Avellino; la Cavaiola nasce dalle montagne di Cava dei Tirreni e unendosi alla Solofrana forma il Canalone di Nocera che confluisce nel Sarno nei pressi di San Marzano. Gli affluenti di destra sono, pressoché, inesistenti, eppure le ripide pendici del Vesuvio dovrebbero crearne, e anche di una certa impetuosità. I motivi di questa assenza potrebbero essere individuati nell'eruzione del 79 d.C. che sconvolse l'idrografia del luogo, costringendo le acque a svolgere il loro corso nel sottosuolo. La costruzione del CANALE CONTE DI SARNO e la conseguente nascita di Poggiomarino avrebbe fatto il resto; infatti il canale scorre in parallelo alla destra del fiume Sarno, convogliando le acque di questo lato. Il corso del fiume Sarno è più volte mutato nel volgere dei secoli, per mano della natura e per mano dell'uomo. Queste vicissitudini sono la testimonianza più concreta della vitalità del corso d'acqua, che oggi, è fortemente compromessa dall'uomo.

IL CANALE CONTE SARNO

immagineIl Canale Conte di Sarno attraversa il territorio di Poggiomarino, provenendo dalle sorgenti del Sarno, in località Foce, fino a sfociare a Torre Annunziata. Questo canale oggi ha perduto ogni suo attributo peculiare; infatti è asciutto, senza vita, scolo di fogne. Per alcuni tratti è stato “coperto”, non per salvaguardarlo, ma per “coprire” lo stato vergognoso in cui si trova. Sicuramente, se il suo costruttore, quattrocento anno fa, avesse potuto prevedere tutto ciò, sicuramente avrebbe destinato ad altre imprese il suo tempo e le sue finanze. Il suo ideatore e costruttore fu Muzio Tuttavilla, conte di Sarno e le vicende di questa immagineimpresa si intrecciano a quelle familiari del conte, nonché a quelle dei contadini e artigiani che vivevano nel territorio attraversato dal canale.I lavori di costruzione del Canale furono molto laboriosi. Iniziarono nel 1592 e costarono molto denaro al Conte Muzio Tuttavilla. Lo scopo dell'opera era quello di rifornire di acqua i mulini, di proprietà della famiglia Tuttavilla, siti in Torre Annunziata, infatti, le acque del canale alimentavano ben tre ordini di mulini in, altrettante, successive cascate. Molte difficoltà, anche di natura tecnica, come la scarsa pendenza, rallentarono la costruzione del Canale, per tale motivo fu chiamato l'Ingegnere Domenico Fontana (il canale era lungo circa 21 km, con un dislivello di circa 32 metri dall'incline della sorgente al lido del mare); alla fine furono tutte superate e nel 1605 l'opera fu completata.La costruzione del canaleimmagine ha, però, perso il suo scopo principale per acquisire altri meriti, che ci riguardano più della molitura del grano. Innanzitutto lo scavo attirò molta manodopera che abitò in capanne ed abitazioni di fortuna, poi in dimore sempre più stabili; taluni hanno avanzato l'ipotesi che si trattasse di galeotti imprestati ai Conti di Sarno dalle regie galere, con la promessa di libertà alla fine del lavoro. Possiamo anche ipotizzare la presenza di personale più qualificato con compiti di direzione e sorveglianza dello scavo: sicuramente fu gente di questo tipo a costituire i primi nuclei abitati poggiomarinesi. Notevole fu anche la bonifica del territorio attraversato dal canale; infatti, lo scavo, oltre a convogliare le acque di Foce, raccoglieva nel suo alveo le molte fiumare che scendevano dalle pendici del Vesuvio. La costruzione del canale ebbe un altro merito, importantissimo, e anche involontario: i problemi posti dal superamento dello Sperone di Pompei portarono alla costruzione di una galleria (lunga 1764 metri) e lo scavo fece venire alla luce i resti dell'antica Pompei. Nel corso dei lavori si trovarono templi, case, strade, portici, monumenti, ruderi, antichi acquedotti e l'ing. Fontana accortosi dell'importanza del ritrovamento fece deviare più a sud la costruzione del canale. L'opera fu terminata alla fine del sec. XVI e l'acqua scorreva agevolmente nel canale, e, saltando sulle ruote idrauliche dei mulini, azionava le macine. Tutto improvvisamente si arrestò nel 1631, il giorno 16 dicembre, ebbe inizio la terribile eruzione del Vesuvio, il canale fu interrato dalla cenere e i mulini distrutti, e per alcuni anni ogni attività si fermò. La popolazione che abitava le ricche e, fino allora, sicure pendici del vulcano, fu costretta a scegliere la vallata sottostante o ad emigrare più lontano. In origine la borgata si chiamò "Taverna Penta", per la presenza di un'osteria lungo il canale, che recava un'insegna con dipinto un pulcinella o una penta (tacchino). L'antica denominazione restò in vigore fino al 1738 quando il borgo assunse il nome di "Podio Marino" dal nuovo proprietario Giacomo de Marinis, un noto mercante genovese che aveva acquistato il Principato di Striano e il Marchesato di Genzano. Nel 1652 i mulini vennero convertiti in fabbriche d'armi, si provvide a ripristinare il corso del Canale e venne amministrato dalla Real Corte. Quando le fabbriche a Torre, furono chiuse, l'acqua del canale continuò a svolgere una funzione importante per l'irrigazione dei campi, lo dimostrano gli innumerevoli “casotti” o “portelloni” che lo costeggiano da Sarno a Torre. Se l'acqua era lontana, i contadini provvedevano a loro spesa a costruirsi dei pozzi, i cosiddetti “ngegni” azionati dalle ruote idrauliche e dagli animali. Al Canale Conte di Sarno, nato per motivi produttivi, è legata quindi la nascita e la successiva crescita di Poggiomarino.

LE ORIGINI DI POGGIOMARINO

immagineCome precedentemente si è detto, le origine del paese si erano avuti con la costruzione del canale, ci furono in seguito degli avvenimenti che contribuirono in modo determinante alla loro crescita: l'eruzione del Vesuvio del 1631 ed il passaggio del feudo di Striano dai Tuttavilla ai De Marini. L'Eruzione del Vesuvio fece si che gli abitanti sparsi alle sue falde, fuggirono verso il fiume Sarno e nei territori della valle medesima; alcuni di essi si fermarono nel territorio di Flocco e la contrada, in breve tempo, aumentò sensibilmente la popolazione. Improvvisarono abitazioni primordiali: pagliai e baracche, e poi case agricole, e a mano a mano che le loro possibilità finanziarie crescevano, costruirono le prime case in Via Ascolese, Via Pagliarelle, Via Botteghelle, Via Palmieri. Nei primi anni del 1700, il Marchese de Marinis si fece costruire un palazzo nella località conosciuta come Tavernapenta, così detta perché vicino al Canale sorgeva una bottega e un forno che aveva per insegna una penta (tacchino) o un altro dipinto (penta) [forse un pulcinella?]; la taverna era vicino al canale lungo la strada che portava a Palma, Striano e Torre. La costruzione del palazzo diede nuova importanza al luogo, tanto è vero che, nel volgere di pochi anni, a fianco del tradizionale toponimo, Tavernapenta, compare in alcune cartine quello di Poggio Marino; il nome fu ricavato dalla combinazione della parola Poggio e del nome Marino. Il Poggio, in latino Podio, era un basamento dove i de Marini usavano salire a cavallo, esso si trovava nei pressi delle scuderie del palazzo, nel luogo detto ancora oggi “Stallone” (grande stalla) accanto al palazzo del Principe. I popolani, fino ad allora, per soddisfare le properi esigenze di culto erano costretti a recarsi a Striano, ma i signori Marini edificarono una cappella di fianco al palazzo. L'operà ebbe inizio nel 1742 e fu dedicata a S. Antonio di Padova. I primi documenti civili che fanno menzione di Poggiomarino sono alcuni atti amministrativi del Regno di Napoli del 1734 dove si registrava la morte della principessa di Striano Ippolita Maria Spinola che anni addietro aveva acquistato il feudo dai Tuttavilla. Alla principessa succedette il figlio Stefano de'Marini. La disponibilità di terre da coltivare attirò, quindi, l'abbondante manodopera esistente nel regno napoletano. Le fortune dei prezzi della terra e dei prodotti agricoli furono i principali fattori del rapido e costante incremento della popolazione.

IL CANALE CONTE SARNO

Il Canale Conte di Sarno attraversa il territorio di Poggiomarino, provenendo dalle sorgenti del Sarno, in località Foce, fino a sfociare a Torre Annunziata. Questo canale oggi ha perduto ogni suo attributo peculiare; infatti è asciutto, senza vita, scolo di fogne. Per alcuni tratti è stato “coperto”, non per salvaguardarlo, ma per “coprire” lo stato vergognoso in cui si trova. Sicuramente, se il suo costruttore, quattrocento anno fa, avesse potuto prevedere tutto ciò, sicuramente avrebbe destinato ad altre imprese il suo tempo e le sue finanze. Il suo ideatore e costruttore fu Muzio Tuttavilla, conte di Sarno e le vicende di questa impresa si intrecciano a quelle familiari del conte, nonché a quelle dei contadini e artigiani che vivevano nel territorio attraversato dal canale.I lavori di costruzione del Canale furono molto laboriosi. Iniziarono nel 1592 e costarono molto denaro al Conte Muzio Tuttavilla. Lo scopo dell'opera era quello di rifornire di acqua i mulini, di proprietà della famiglia Tuttavilla, siti in Torre Annunziata, infatti, le acque del canale alimentavano ben tre ordini di mulini in, altrettante, successive cascate. Molte difficoltà, anche di natura tecnica, come la scarsa pendenza, rallentarono la costruzione del Canale, per tale motivo fu chiamato l'Ingegnere Domenico Fontana (il canale era lungo circa 21 km, con un dislivello di circa 32 metri dall'incline della sorgente al lido del mare); alla fine furono tutte superate e nel 1605 l'opera fu completata.La costruzione del canale ha, però, perso il suo scopo principale per acquisire altri meriti, che ci riguardano più della molitura del grano. Innanzitutto lo scavo attirò molta manodopera che abitò in capanne ed abitazioni di fortuna, poi in dimore sempre più stabili; taluni hanno avanzato l'ipotesi che si trattasse di galeotti imprestati ai Conti di Sarno dalle regie galere, con la promessa di libertà alla fine del lavoro. Possiamo anche ipotizzare la presenza di personale più qualificato con compiti di direzione e sorveglianza dello scavo: sicuramente fu gente di questo tipo a costituire i primi nuclei abitati poggiomarinesi. Notevole fu anche la bonifica del territorio attraversato dal canale; infatti, lo scavo, oltre a convogliare le acque di Foce, raccoglieva nel suo alveo le molte fiumare che scendevano dalle pendici del Vesuvio. La costruzione del canale ebbe un altro merito, importantissimo, e anche involontario: i problemi posti dal superamento dello Sperone di Pompei portarono alla costruzione di una galleria (lunga 1764 metri) e lo scavo fece venire alla luce i resti dell'antica Pompei. Nel corso dei lavori si trovarono templi, case, strade, portici, monumenti, ruderi, antichi acquedotti e l'ing. Fontana accortosi dell'importanza del ritrovamento fece deviare più a sud la costruzione del canale. L'opera fu terminata alla fine del sec. XVI e l'acqua scorreva agevolmente nel canale, e, saltando sulle ruote idrauliche dei mulini, azionava le macine. Tutto improvvisamente si arrestò nel 1631, il giorno 16 dicembre, ebbe inizio la terribile eruzione del Vesuvio, il canale fu interrato dalla cenere e i mulini distrutti, e per alcuni anni ogni attività si fermò. La popolazione che abitava le ricche e, fino allora, sicure pendici del vulcano, fu costretta a scegliere la vallata sottostante o ad emigrare più lontano. In origine la borgata si chiamò "Taverna Penta", per la presenza di un'osteria lungo il canale, che recava un'insegna con dipinto un pulcinella o una penta (tacchino). L'antica denominazione restò in vigore fino al 1738 quando il borgo assunse il nome di "Podio Marino" dal nuovo proprietario Giacomo de Marinis, un noto mercante genovese che aveva acquistato il Principato di Striano e il Marchesato di Genzano. Nel 1652 i mulini vennero convertiti in fabbriche d'armi, si provvide a ripristinare il corso del Canale e venne amministrato dalla Real Corte. Quando le fabbriche a Torre, furono chiuse, l'acqua del canale continuò a svolgere una funzione importante per l'irrigazione dei campi, lo dimostrano gli innumerevoli “casotti” o “portelloni” che lo costeggiano da Sarno a Torre. Se l'acqua era lontana, i contadini provvedevano a loro spesa a costruirsi dei pozzi, i cosiddetti “ngegni” azionati dalle ruote idrauliche e dagli animali. Al Canale Conte di Sarno, nato per motivi produttivi, è legata quindi la nascita e la successiva crescita di Poggiomarino.

ANNO - POPOLAZIONE
1738 -    746
 1806 - 2.000
1861 - 3.467
  1871 - 3.893
1881 - 4.347

immagine

Da documenti letterali e dati ISTAT è possibile ricavare la seguente tabella, che evidenzia il rapido popolamento del territorio. Inoltre è testimoniato che in data 08/12/1806 Poggiomarino divenne Comune con il suo primo Sindaco, Pasquale de Blasio, primo cittadino provvisiorio, sostituito nel 1810 da Francesco Miranda con regolari elezioni. Il contesto stirico è quello ben noto dell'inizio del 1800, dove il Regno di Napoli era sotto il predominio dei francesi, con Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, che abolendo i privilegi feudali, concentrarono nelle mani di un piccolo ceto borghese tutto il potere, rendendo difficile la vita ai contadini ed all'intera popolazione limitandone la crescita. Si diffonde il brigantaggio, che la fa da padrone in queste terre, che insieme alle rivolte popolari disseminano terrore e paura fra le genti. L'inizio del ‘900 fa registrare un miglioramento delle vie di comunicazione con la realizzazione della ferrovia Vesuviana, che collega Poggiomarino con Napoli (1904) Prima della prima guerra ci fu una grande ondata di migrazione arrestata per alcuni anni sotto il dominio fascista, ripresa dopo la seconda guerra e definitivamente finita negli anni '60 con la ripresa economica dell'Europa. Il tributo di sangue delle 2 guerre mondiali è scritto anche nelle pagini di storia del Paese con i suoi concittadini morti e dispersi. Ed il fascismo? Non può essere essere estraneo il Paese da questa furia tremenda che invase tutta l'Italia: le adunate, la radio con la voce del duce, i gerarchi… In questo periodo fu costruita la scuola elementare di via Roma, ancora oggi presente ed attiva. L'agglomerato urbano ebbe uno sviluppo irregolare; dapprima si costruirono case ai bordi della strada che costeggiava il canale (unica strada di collegamento con altri centri) ; poi in prossimità dei fondi coltivati sorsero case sparse a cortina. Infatti, sparse sul territorio troviamo le caratteristiche masserie, il cui motivo principale è la facciata divisa in due dal portone di ingresso, prospicente sulla via. Le cortine, invece, sono costituite da un gruppo di case (8-10) prospettanti su uno spazio comune, i muri di pietra vesuviana legati con calce e la volta a cupola, o a terrazza di lapillo. Gli attuali centri abitati sono sorti proprio intorno a tali case.

LE PALAFITTE DI POGGIOMARINO

immagineDurante degli scavi per la realizzazione di un depuratore per disinquinare le acque del fiume Sarno sono affiorati a Poggiomarino, in località Longola, reperti archeologici che hanno indotto i responsabili dei lavori ad informarne la Soprintendenza archeologica di Pompei. Questa, arrivata sul posto, ha disposto di bloccare le ruspe ed ha iniziato i primi studi del terreno. Già i primi screening hanno fatto affiorare una realtà eccezionale, ricca di reperti di ceramica, ma anche di bronzo, pasta vitrea, ambra, ferro, piombo, legno, osso e corno lavorato. Poi gli scavi sono stati seguiti dalla paleoarcheologa Claude Albore Livadie del Centro nazionale francese di Ricerche, aiutata dall'Ispettrice Caterina Cicirelli e dalla Soprintendenza di Pompei. Con il loro intervento si è potuti giungereimmagine ad una scoperta clamorosa: nei 7 ettari sondati, profondi 4 m, c'è stato il ritrovamento di un intero villaggio risalente al II millennio a.C. costruito su palafitte, ricavate da potenti tronchi di quercia piantati nei fondali melmosi, con la formazione d'isolotti su cui si costruivano le capanne. Questi isolotti, in cui si pensa che i Sarrasti allevassero bestiame e producessero utensili, erano circondati da canali navigabili, dove quegli antichi abitanti si muovevano e commerciavano (forse anche con i Greci), usando delle imbarcazioni lunghe e strette. I canali avevano i bordi rafforzati da palificazioni e travi squadrate, prova che già all'epoca la popolazione locale aveva una buona conoscenza d'ingegneria idraulica. Dai primi studi fatti, inoltre, si è calcolato che questa sorta di “piccola Venezia” contasse 400 abitanti i quali dimoravano in capanne a forma di ferro di cavallo o a forma allungata con tramezzi. Queste ultime dovevano avere più ambienti, forse destinati ai vari nuclei familiari di una stessa famiglia.Il Prof. Renato Peroni, docente di Protostoria all'Università “La Sapienza” di Roma, ritiene possibile che l'antica Pompei possa essere stata fondata proprio dagli antichi abitanti di Poggiomarino.


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Infatti, quel villaggio su palafitte subì nel tempo alluvioni ricorrenti che spinsero gli abitanti, stanchi delle distruzioni, a trasferirsi gradualmente, tra la fine del VII secolo a.C. e la metà del VI, sotto le pendici del Vesuvio, zona a loro parere meno ostile ma che, però, alcuni secoli più tardi, si rivelò più pericolosa a causa della lava del Vesuvio, che cancellò la splendida Pompei.Sicuramente è la prima volta in assoluto che si è avuto in Campania la testimonianza di una continuità d'insediamento in un periodo così prolungato,che va almeno dal 1500 a.C. sino al 600 a.C. Centri abitati vissuti tanto a lungo sono stati ritrovati in Etruria, nel Lazio, in Calabria, in Puglia e sotto il Tempio d'Apollo a Cuma.
immagineE' interessante anche la tipologia dell'insediamento di Poggiomarino di cui si conoscevano esempi solo al Nord, nella Pianura padana, e mai al Sud. Quindi, questa scoperta archeologica è assai importante dal punto di vista perché consente la ricostruzione delle fasi storiche immediatamente precedenti la fondazione di Noceria e Pompei, di Cuma ed anche della più antica colonia greca, Pithecusa, sull'isola d'Ischia, colmando la lacuna conoscitiva tra le fasi iniziali dell'età del Bronzo testimoniate dai villaggi di Nola, Palma Campania e Sarno.



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