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La
Valle del Sarno è racchiusa in un territorio di circa 250 Kmq
e comprende 22 Comuni tra cui proprio Poggiomarino. E’ bagnata
per 10 km dal mar Tirreno, nel tratto Torre Annunziata-Castellamare;
per il resto del territorio è racchiusa per buona parte da
monti: a Nord-Est dai monti Picentini che si ergono alle spalle della
collina del Saro, da dove nasce il fiume Sarno, e che si legano all’Appennino
Campano e si congiungono ai monti Lattari della penisola sorrentina.
A ovest si erge solitario il monte Vesuvio che insieme al fiume Sarno
ha determinato la storia di questa valle.
Infatti, le . acque, che da questi rilievi scendono verso il mare, trasportano materiali che allontanano lentamente il lido. La Valle è, dunque, il risultato della combinazione di queste forze della natura, infatti il Vesuvio e il fiume Sarno hanno determinato nel corso dei secoli la storia di questa valle.
In epoca antica, tra 10 mila e 20 mila anni fa, laddove oggi sono
fertili terre, vi era il mare che lambiva le coste dirupate della
collina del Sarno.
Successivamente cominciano le eruzioni vulcaniche sotto le acque
del mare; con i materiali eruttati si formò, dapprima, un’isola;
poi vennero ad accumularsi depositi di argilla e successivamente
rocce calcaree. Su questi terreni si sono poi adagiati i tufi e
le ceneri vulcaniche, mescolandosi e alternandosi a materiali sciolti
e alluvionali provenienti dai monti circostanti. Questa tesi è
confermata dai risultati delle numerose trivellazioni; infatti,
dal livello del mare in giù, sono state trovate materie vulcaniche
intervallate da detriti di rocce sedimentarie con fossili di molluschi
marini.
Un terreno ricco di sostanze vulcaniche e di minerali fertili, un
fiume generoso di acque, l’assenza di rilievi che ostacolino
il lavoro dei contadini, infine un clima mite, con precipitazioni
ben distribuite, fanno l’eccezionalità e la fortuna
di questa pianura.
Generalmente la piana del Sarno viene considerata parte integrante
di quella vasta pianura campana, che i romani chiamarono “ager
Campanus”; ma le sue caratteristiche la rendono talmente unica
da farla distinguere nettamente da essa.
IL FIUME SARNO
Il
suo bacino occupa e feconda tutto l’agro Nocerino-Sarnese.
Sbocca nel golfo di Napoli, di fronte allo scoglio di Rovigliano,
dopo un percorso serpeggiante di circa 25 Km. Segna il confine tra
la provincia di Salerno e quella di Napoli. Parte dalle falde montane
della Foce e raccoglie per via tutte le acque di altre quattro sorgenti
provenienti tutte dal monte Sarno.
Sicché le sue sorgenti principali sono cinque e danno origine
ad altri ruscelli.
Dalle sorgenti di Foce hanno origine:
1. il rio Foce
2. il canale del Conte,cosi detto perché costruito dal conte
di Sarno Muzio Tuttavilla.
3. dalle sorgenti di piazza mercato nasce il rio Palazzo, detto
anche “Gualchiera”,da una fabbrica di carta ivi esistente
nel passato.
4. dalle sorgenti della Cerola,quello della Rogna,cosi detto per
la sua virtù di guarire questa malattia,un tempo molto diffusa
tra le capre.
5. una sorgente di acqua ferrata forma il rio “Acquarossa”
6. alle sorgenti di Santa Maria nasce il rio detto Traversa.
7. dalle sorgenti di San Mauro,in territorio di Nocera,nasce il
rio Migliaro. 
Tra questi due ultimi scorre un canale di bonifica, che segna il
confine tra Sarno e Nocera, detto “Fosso Imperatore”
perché costruito da Carlo d’Angiò per trasportare
pietre e legname, per la costruzione della badia di Real Valle (1270).
La
portata di acqua è notevole e costante, tanto da poter garantire
l’irrigazione dei campi di tutta la piana e l’approvvigionamento
idrico di molti comuni, sia della provincia di Napoli che di Salerno.
Alla sua sinistra, il Sarno, ha degli affluenti che sono ruscelli
o poco più: la Solofrana che nasce a Solofra in provincia
di Avellino; la Cavaiola nasce dalle montagne di Cava dei Tirreni
e unendosi alla Solofrana forma il Canalone di Nocera che confluisce
nel Sarno nei pressi di San Marzano.
Gli affluenti di destra sono, pressoché, inesistenti, eppure
le ripide pendici del Vesuvio dovrebbero crearne, e anche di una
certa impetuosità.
I motivi di questa assenza potrebbero essere individuati nell’eruzione
del 79 d.C. che sconvolse l’idrografia del luogo, costringendo
le acque a svolgere il loro corso nel sottosuolo.
La costruzione del CANALE CONTE DI SARNO e la conseguente nascita
di Poggiomarino avrebbe fatto il resto; infatti il canale scorre
in parallelo alla destra del fiume Sarno, convogliando le acque
di questo lato. Il corso del fiume Sarno è più volte
mutato nel volgere dei secoli, per mano della natura e per mano
dell’uomo. Queste vicissitudini sono la testimonianza più
concreta della vitalità del corso d’acqua, che oggi,
è fortemente compromessa dall’uomo.
IL CANALE CONTE SARNO
Il
Canale Conte di Sarno attraversa il territorio di Poggiomarino,
provenendo dalle sorgenti del Sarno, in località Foce, fino
a sfociare a Torre Annunziata.
Questo canale oggi ha perduto ogni suo attributo peculiare; infatti
è asciutto, senza vita, scolo di fogne. Per alcuni tratti
è stato “coperto”, non per salvaguardarlo, ma
per “coprire” lo stato vergognoso in cui si trova. Sicuramente,
se il suo costruttore, quattrocento anno fa, avesse potuto prevedere
tutto ciò, sicuramente avrebbe destinato ad altre imprese
il suo tempo e le sue finanze. Il suo ideatore e costruttore fu
Muzio Tuttavilla, conte di Sarno e le vicende di questa impresa
si intrecciano a quelle familiari del conte, nonché a quelle
dei contadini e artigiani che vivevano nel territorio attraversato
dal canale.
I
lavori di costruzione del Canale furono molto laboriosi. Iniziarono
nel 1592 e costarono molto denaro al Conte Muzio Tuttavilla.
Lo scopo dell’opera era quello di rifornire di acqua i mulini,
di proprietà della famiglia Tuttavilla, siti in Torre Annunziata,
infatti, le acque del canale alimentavano ben tre ordini di mulini
in, altrettante, successive cascate. Molte difficoltà, anche
di natura tecnica, come la scarsa pendenza, rallentarono la costruzione
del Canale, per tale motivo fu chiamato l’Ingegnere Domenico
Fontana (il canale era lungo circa 21 km, con un dislivello di circa
32 metri dall’incline della sorgente al lido del mare); alla
fine furono tutte superate e nel 1605 l’opera fu completata.
La
costruzione del canale ha, però, perso il suo scopo principale
per acquisire altri meriti, che ci riguardano più della molitura
del grano.
Innanzitutto lo scavo attirò molta manodopera che abitò
in capanne ed abitazioni di fortuna, poi in dimore sempre più
stabili; taluni hanno avanzato l’ipotesi che si trattasse
di galeotti imprestati ai Conti di Sarno dalle regie galere, con
la promessa di libertà alla fine del lavoro. Possiamo anche
ipotizzare la presenza di personale più qualificato con compiti
di direzione e sorveglianza dello scavo: sicuramente fu gente di
questo tipo a costituire i primi nuclei abitati poggiomarinesi.
Notevole fu anche la bonifica del territorio attraversato dal canale;
infatti, lo scavo, oltre a convogliare le acque di Foce, raccoglieva
nel suo alveo le molte fiumare che scendevano dalle pendici del
Vesuvio.
La costruzione del canale ebbe un altro merito, importantissimo,
e anche involontario: i problemi posti dal superamento dello Sperone
di Pompei portarono alla costruzione di una galleria (lunga 1764
metri) e lo scavo fece venire alla luce i resti dell’antica
Pompei.
Nel corso dei lavori si trovarono templi, case, strade, portici,
monumenti, ruderi, antichi acquedotti e l’ing. Fontana accortosi
dell’importanza del ritrovamento fece deviare più a
sud la costruzione del canale. L’opera fu terminata alla fine
del sec. XVI e l’acqua scorreva agevolmente nel canale, e,
saltando sulle ruote idrauliche dei mulini, azionava le macine.
Tutto improvvisamente si arrestò nel 1631, il giorno 16 dicembre,
ebbe inizio la terribile eruzione del Vesuvio, il canale fu interrato
dalla cenere e i mulini distrutti, e per alcuni anni ogni attività
si fermò.
La popolazione che abitava le ricche e, fino allora, sicure pendici
del vulcano, fu costretta a scegliere la vallata sottostante o ad
emigrare più lontano. In origine la borgata si chiamò
"Taverna Penta", per la presenza di un'osteria lungo il
canale, che recava un'insegna con dipinto un pulcinella o una penta
(tacchino). L'antica denominazione restò in vigore fino al
1738 quando il borgo assunse il nome di "Podio Marino"
dal nuovo proprietario Giacomo de Marinis, un noto mercante genovese
che aveva acquistato il Principato di Striano e il Marchesato di
Genzano.
Nel 1652 i mulini vennero convertiti in fabbriche d’armi,
si provvide a ripristinare il corso del Canale e venne amministrato
dalla Real Corte.
Quando le fabbriche a Torre, furono chiuse, l’acqua del canale
continuò a svolgere una funzione importante per l’irrigazione
dei campi, lo dimostrano gli innumerevoli “casotti”
o “portelloni” che lo costeggiano da Sarno a Torre.
Se l’acqua era lontana, i contadini provvedevano a loro spesa
a costruirsi dei pozzi, i cosiddetti “ngegni” azionati
dalle ruote idrauliche e dagli animali.
Al Canale Conte di Sarno, nato per motivi produttivi, è legata
quindi la nascita e la successiva crescita di Poggiomarino.
LE ORIGINI DI POGGIOMARINO
Come precedentemente si è detto, le origine del paese si
erano avuti con la costruzione del canale, ci furono in seguito
degli avvenimenti che contribuirono in modo determinante alla loro
crescita: l’eruzione del Vesuvio del 1631 ed il passaggio
del feudo di Striano dai Tuttavilla ai De Marini.
L’Eruzione
del Vesuvio fece si che gli abitanti sparsi alle sue falde, fuggirono
verso il fiume Sarno e nei territori della valle medesima; alcuni
di essi si fermarono nel territorio di Flocco e la contrada, in
breve tempo, aumentò sensibilmente la popolazione.
Improvvisarono abitazioni primordiali: pagliai e baracche, e poi
case agricole, e a mano a mano che le loro possibilità finanziarie
crescevano, costruirono le prime case in Via Ascolese, Via Pagliarelle,
Via Botteghelle, Via Palmieri.
Nei primi anni del 1700, il Marchese de Marinis si fece costruire
un palazzo nella località conosciuta come Tavernapenta, così
detta perché vicino al Canale sorgeva una bottega e un forno
che aveva per insegna una penta (tacchino) o un altro dipinto (penta)
[forse un pulcinella?]; la taverna era vicino al canale lungo la
strada che portava a Palma, Striano e Torre.
La costruzione del palazzo diede nuova importanza al luogo, tanto
è vero che, nel volgere di pochi anni, a fianco del tradizionale
toponimo, Tavernapenta, compare in alcune cartine quello di Poggio
Marino; il nome fu ricavato dalla combinazione della parola Poggio
e del nome Marino. Il Poggio, in latino Podio, era un basamento
dove i de Marini usavano salire a cavallo, esso si trovava nei pressi
delle scuderie del palazzo, nel luogo detto ancora oggi “Stallone”
(grande stalla) accanto al palazzo del Principe.
I popolani, fino ad allora, per soddisfare le properi esigenze di
culto erano costretti a recarsi a Striano, ma i signori Marini edificarono
una cappella di fianco al palazzo. L’operà ebbe inizio
nel 1742 e fu dedicata a S. Antonio di Padova.
I primi documenti civili che fanno menzione di Poggiomarino sono
alcuni atti amministrativi del Regno di Napoli del 1734 dove si
registrava la morte della principessa di Striano Ippolita Maria
Spinola che anni addietro aveva acquistato il feudo dai Tuttavilla.
Alla principessa succedette il figlio Stefano de’Marini.
La disponibilità di terre da coltivare attirò, quindi,
l’abbondante manodopera esistente nel regno napoletano. Le
fortune dei prezzi della terra e dei prodotti agricoli furono i
principali fattori del rapido e costante incremento della popolazione.
ANNO POPOLAZIONE
1738 746
1806 2.000
1861 3.467
1871 3.893
1881 4.347
Da documenti letterali e dati ISTAT è possibile ricavare
la seguente tabella, che evidenzia il rapido popolamento del territorio.
Inoltre è testimoniato che in data 08/12/1806 Poggiomarino
divenne Comune con il suo primo Sindaco, Pasquale de Blasio, primo
cittadino provvisiorio, sostituito nel 1810 da Francesco Miranda
con regolari elezioni.
Il contesto stirico è quello ben noto dell’inizio del
1800, dove il Regno di Napoli era sotto il predominio dei Francesci,
con Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, che abolendo i privilegi
feudali, concentrarono nelle mani di un piccolo ceto borghese tutto
il potere, rendendo difficile la vita ai contadini ed all’intera
popolazione limitandone la crescita. Si diffonde il brigantaggio,
che la fa da padrone in queste terre, che insieme alle rivolte popolari
disseminano terrore e paura fra le genti.
L’inizio del ‘900 fa registrare un miglioramento delle
vie di comunicazione con la realizzazione della ferrovia Vesuviana,
che collega Poggiomarino con Napoli (1904)
Prima della prima guerra ci fu una grande ondata di migrazione arrestata
per alcuni anni sotto il dominio fascista, ripresa dopo la seconda
guerra e definitivamente finita negli anni ’60 con la ripresa
economica dell’Europa.
Il tributo di sangue delle 2 guerre mondiali è scritto anche
nelle pagini di storia del Paese con i suoi concittadini morti e
dispersi. Ed il fascismo? Non può essere essere estraneo
il Paese da questa furia tremenda che invase tutta l’Italia:
le adunate, la radio con la voce del duce, i gerarchi… In
questo periodo fu costruita la scuola elementare di via Roma, ancora
oggi presente ed attiva.
L’agglomerato urbano ebbe uno sviluppo irregolare; dapprima
si costruirono case ai bordi della strada che costeggiava il canale
(unica strada di collegamento con altri centri) ; poi in prossimità
dei fondi coltivati sorsero case sparse a cortina.
Infatti, sparse sul territorio troviamo le caratteristiche masserie,
il cui motivo principale è la facciata divisa in due dal
portone di ingresso, prospicente sulla via.
Le cortine, invece, sono costituite da un gruppo di case (8-10)
prospettanti su uno spazio comune, i muri di pietra vesuviana legati
con calce e la volta a cupola, o a terrazza di lapillo. Gli attuali
centri abitati sono sorti proprio intorno a tali case.
LE PALAFITTE DI POGGIOMARINO
Durante
degli scavi per la realizzazione di un depuratore per disinquinare
le acque del fiume Sarno sono affiorati a Poggiomarino, in località
Longola, reperti archeologici che hanno indotto i responsabili dei
lavori ad informarne la Soprintendenza archeologica di Pompei. Questa,
arrivata sul posto, ha disposto di bloccare le ruspe ed ha iniziato
i primi studi del terreno.
Già i primi screening hanno fatto affiorare una realtà
eccezionale, ricca di reperti di ceramica, ma anche di bronzo, pasta
vitrea, ambra, ferro, piombo, legno, osso e corno lavorato. Poi
gli scavi sono stati seguiti dalla paleoarcheologa Claude Albore
Livadie del Centro nazionale francese di Ricerche, aiutata dall’Ispettrice
Caterina Cicirelli e dalla Soprintendenza di Pompei.
Con il loro intervento si è potuti giungere ad una scoperta
clamorosa: nei 7 ettari sondati, profondi 4 m, c’è
stato il ritrovamento di un intero villaggio risalente al II millennio
a.C. costruito su palafitte, ricavate da potenti tronchi di quercia
piantati nei fondali melmosi, con la formazione d’isolotti
su cui si costruivano le capanne.
Questi
isolotti, in cui si pensa che i Sarrasti allevassero bestiame e
producessero utensili, erano circondati da canali navigabili, dove
quegli antichi abitanti si muovevano e commerciavano (forse anche
con i Greci), usando delle imbarcazioni lunghe e strette.
I
canali avevano i bordi rafforzati da palificazioni e travi squadrate,
prova che già all’epoca la popolazione locale aveva
una buona conoscenza d’ingegneria idraulica. Dai primi studi
fatti, inoltre, si è calcolato che questa sorta di “piccola
Venezia” contasse 400 abitanti i quali dimoravano in capanne
a forma di ferro di cavallo o a forma allungata con tramezzi. Queste
ultime dovevano avere più ambienti, forse destinati ai vari
nuclei familiari di una stessa famiglia.

Il
Prof. Renato Peroni, docente di Protostoria all’Università
“La Sapienza” di Roma, ritiene possibile che l’antica
Pompei possa essere stata fondata proprio dagli antichi abitanti
di Poggiomarino.
Infatti,
quel villaggio su palafitte subì nel tempo alluvioni ricorrenti
che spinsero gli abitanti, stanchi delle distruzioni, a trasferirsi
gradualmente, tra la fine del VII secolo a.C. e la metà del
VI, sotto le pendici del Vesuvio, zona a loro parere meno ostile
ma che, però, alcuni secoli più tardi, si rivelò
più pericolosa a causa della lava del Vesuvio, che cancellò
la splendida Pompei.
Sicuramente
è la prima volta in assoluto che si è
avuto
in Campania la testimonianza di una continuità d’insediamento
in un periodo così prolungato,che va almeno dal 1500 a.C.
sino al 600 a.C. Centri abitati vissuti tanto a lungo sono stati
ritrovati in Etruria, nel Lazio, in Calabria, in Puglia e sotto
il Tempio d’Apollo a Cuma. E’ interessante anche la
tipologia dell’insediamento di Poggiomarino di cui si conoscevano
esempi solo al Nord, nella Pianura padana, e mai al Sud.
Quindi, questa scoperta archeologica è assai importante dal
punto di vista perché consente la ricostruzione delle fasi
storiche immediatamente precedenti la fondazione di Noceria e Pompei,
di Cuma ed anche della più antica colonia greca, Pithecusa,
sull’isola d’Ischia, colmando la lacuna conoscitiva
tra le fasi iniziali dell’età del Bronzo testimoniate
dai villaggi di Nola, Palma Campania e Sarno.
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